Artroplastica di rivestimento dell’anca

impianto artoplastica di rivestimento
impianto artroplastica di rivestimento

Grazie allo sviluppo di nuovi concetti chirurgici ed all’evoluzione tecnologica la protesi d’anca non è più l’unica soluzione.

Oggi una valida alternativa è l’artroplastica di rivestimento.

Questo intervento consiste nel rivestimento con due sottilissime cupole metalliche della superficie articolare del bacino e della testa del femore, sostituendo così la sola cartilagine usurata. Questo procedimento chirurgico permette la conservazione sia della testa che del collo del femore, che vengono invece asportati completamente nell’intervento di protesi d’anca. Inoltre con l’artroplastica di rivestimento il consumo, che è la principale causa di fallimento delle protesi, è minimo, elemento questo molto importante ai fini della durata nel tempo. Soprattutto nei pazienti attivi i risultati dell’artroplastica di rivestimento sono superiori rispetto alla protesi d’anca relativamente all’abolizione del dolore, al recupero della funzione ed alla durata. I pazienti ritornano più precocemente ad una vita normale ed è possibile eseguire con soddisfazione attività sportive, anche agonistiche. La lussazione e la differenza di lunghezza delle gambe non si verificano.

L’artroplastica di rivestimento ha inoltre il vantaggio che, in caso di un reintervento, il paziente si troverebbe in una situazione analoga a quella di un paziente che affronta un primo intervento di protesi d’anca. L’artroplastica di rivestimento è particolarmente indicata nei giovani, ma può essere utilizzata in qualsiasi paziente, a patto che l’osso sia in buono stato e la testa del femore sufficientemente conservata. Nei pazienti con osso buono ma non ottimo si può utilizzare un particolare impianto femorale che si fissa anche a livello del collo del femore.

Abbiamo calcolato la concentrazione degli ioni Cromo e Cobalto nel sangue dei pazienti operati di artroplastica di rivestimento presso i nostri centri; il valore medio del Cromo risulta essere 1,9 µg/L e del Cobalto 1,7 µg/L, dopo in media 5 anni dall’intervento.

Vedi statistica nel dettaglio

PATOLOGIE DELL’ANCA

ARTROSI 

artrosi anca prima

Prima

artrosi anca dopo

Dopo

NECROSI

necrosi anca prima

Prima

necrosi anca dopo

Dopo

ARTROSI POST-TRAUMATICA IN ESITO FRATTURA DI ACETABOLO

artrosi Post Traumatica prima

Prima

artrosi Post Traumatica dopo

Dopo

ARTROSI FRATTURA POST-TRAUMATICA IN ESITO FRATTURA DEL COLLO DEL FEMORE

artrosi Post Traumatica dopo

Prima

artrosi Post Traumatica dopo

Dopo

ARTROSI IN ESITO EPIFISIOLISI

artrosi Epifisiolisi prima

Prima

artrosi Epifisiolisi dopo

Dopo

ARTROSI IN ESITO LUSSAZIONE CONGENITA DELL’ANCA

artrosi Lussazione prima

Prima

artrosi Lussazione dopo

Dopo

LA TECNICA CHIRURGICA 

Il Rivestimento dell’anca: spiegazione introdotta dal Prof. Antonio Moroni
Intervento di rivestimento eseguito dal Prof. Moroni (visione consigliata solo ai chirurghi).
Il Rivestimento dell’Anca: alcuni dati statistici
SONO TUTTI UGUALI I RIVESTIMENTI? NO! SOLO QUELLI ORIGINALI SONO SICURI

Il Prof. Moroni utilizza solo tre impianti di rivestimento:

-la BHR, della Smith and Nephew,
-l’Adept prodotta originariamente dalla Finsbury ed ora distribuita dalla MatOrtho
-e la Conserve Plus distribuita dalla Microport.

L’artroplastica di rivestimento dell’anca metallo/metallo è stato sviluppato negli anni 90 in Inghilterra a Birmingham dal Dottor Derek McMinn che, dopo svariati anni di studio e di ricerca, ha introdotto nella pratica clinica la BHR. Qualche anno dopo il lancio è stato prodotto un impianto di rivestimento assai simile, sviluppato dagli stessi ingegneri, e cioè l’Adept. Questi impianti hanno design analogo, stessa tecnologia di costruzione, clearance, rifinitura superficiale ed entrambi garantiscono delle prestazioni ottimali in vivo con un’usura bassissima, a patto che l’intervento sia eseguito bene. Analoghi risultati si possono ottenere con la Conserve Plus che viene utilizzata soprattutto nelle donne.

L’usura degli impianti di artroplastica di rivestimento è così bassa che, a differenza di quello che si verifica per le protesi tradizionali, è possibile riprendere a svolgere attività pesanti e sportive di qualsiasi tipo senza che questo possa mettere a rischio la durata dell’intervento.

Visto il successo della BHR alla fine degli anni 90 e nei primi anni 2000, diverse ditte ortopediche sia negli Stati Uniti d’America che in Europa hanno copiato in maniera più o meno fedele il design della BHR ed hanno prodotto i loro impianti di artroplatica di rivestimento. Purtroppo, a causa della mancanza delle conoscenze relative alle caratteristiche costruttive, ai biomateriali ed alla tribologia degli impianti originali, l’utilizzo di queste copie ha determinato risultati talora negativi, con elevate percentuali di re-interventi causati dell’usura dell’impianto, che avviene più velocemente rispetto agli impianti originali, e una conseguente metallosi dovuta ad un’eccessiva produzione di ioni metallici.

Un esempio clamoroso noto in tutto il mondo è quello della ASR. Si tratta di un impianto utilizzato sia per interventi di rivestimento che per protesi tradizionali che ha dato risultati particolarmente negativi fino a costringere la casa produttrice, la De Puy J&J, a ritirarlo dal mercato. Gli esperti di chirurgia di rivestimento non si sono però meravigliati quando Striscia la Notizia ha reso noto a milioni di italiani i problemi delle protesi difettose ASR della DePuy J&J. Era un problema da molto tempo già noto. Già nel 2010 il New York Times aveva comunicato il problema.

Gli impianti originali da oltre 15 anni ottengono ottimi risultati a differenza di quelli non originali. Molte copie sono state fortunatamente ritirate dal mercato e recentemente sono stati confermati gli eccellenti risultati che si possono ottenere con l’artroplastica di rivestimento. Analoghi risultati sono riportati nella casistica del Prof. Moroni che conta di più di 3500 pazienti operati dal 2001 ad oggi. La stragrande maggioranza di questi pazienti conduce una vita normale, talora praticando sport anche usuranti e ad impatto come: la maratona, il calcio, lo sci, le arti marziali, il tennis e l’equitazione. Questi risultati non sono ottenibili con le protesi tradizionali che, oltre ad essere assai più invasive, contemplano la resezione della testa del femore e non riescono a riprodurre una corretta anatomia dell’anca.

Per avere un buon risultato è comunque indispensabile rivolgersi a chirurghi esperti. Il rivestimento dell’anca è infatti una tecnica chirurgica piuttosto ostica, difficile da apprendere e che richiede un’elevata precisione chirurgica. Sono pochi al mondo i chirurghi in grado di eseguirla con riproducibilità e sicurezza, elementi questi che sono essenziali ai fini del risultato. È fondamentale pertanto che il chirurgo sia superspecializzato in questa tecnica chirurgica ed esegua ogni anno centinaia di questi interventi.